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Rovere - Informazioni sul legno di rovere In evidenza

Informazioni storico-culturali

Il valore dei boschi di quercia è stato misurato fino ai tempi moderni con la capacità di ingrassare i maiali. I conoscitori sanno ancora oggi apprezzare i prosciutti provenienti dalla Spagna e dalla Francia ottenuti da un’alimentazione dei maiali a base di ghiande. L’eccessiva attività di costruzione navale minacciò nel XVIII secolo i boschi di quercia; fu però allo stesso tempo motivo di impianto di popolamenti che oggi sono maturi per il taglio. La quercia non fornisce una rendita nel breve periodo. Chi la pianta, lo fa perché pensa al futuro. Per questo la quercia rappresenta da tempo la continuità e la forza. Questa pianta profondamente ancorata nel terreno si spezza piuttosto che sradicarsi.

 

NOME LATINO: La denominazione commerciale di ROVERE copre il materiale fornito da tre specie botanicamente distinte, ma i cui legni sono difficilmente distinguibili l’uno dall’altro. Dette tre specie sono la Quercus petraea Liebl. (o vèra Rovere), la Q. pedunculata Ehrh. (o Farnia) e la Q. pubescensWilld. (0 Roverella).

AREA DI VEGETAZIONE NATURALE: in Italia nella pianura padana prevaleva anticamente la Farnia che occupa ora ridottissime superfici, mentre al Centro e al Sud prevalgono le altre due specie. Nell’Europa centrale ed orientale la Farnia forma estese ed ottime foreste.

 

CARATTERISTICHE DEI FUSTI: gli alberi di Farnia e di Rovere possono raggiungere notevoli dimensioni: altezza superante talora 40 m con diametro a petto d’uomo di 1,50 m e più: le dimensioni della Roverella sono alquanto minori. Normalmente i fusti delle tre specie sono considerati maturi quando hanno diametro di 45-55 cm. Il fusto delle prime due specie è abbastanza diritto e regolare, con una chioma folta e piuttosto espansa impostata su grossi rami: la Roverella presenta generalmente fusti meno regolari di forma. In tutte tre le specie sono frequenti forti tensioni interne.

 

ASPETTO E CARATTERISTICHE DEL LEGNO: l’alburno giallognolo biancastro è nettamente differenziato dal durame bruno, passante a tonalità più cupe col tempo. I raggi midollari sono molto evidenti, particolarmente sulle superfici radiali dove formano lucide specchiature. Grazie ai grossi vasi (pori) del legno primaverile gli anelli di incremento sono chiaramente identificabili. Il materiale fresco di taglio ha uno spiccato odore acido ed in esso compaiono facilmente delle macchie nerastre per il contatto col metallo degli attrezzi di lavorazione.

 

LAVORABILITÀ : La segagione e la piallatura non presentano particolari difficoltà: è però da rilevarsi che a causa delle forti tensioni interne all’atto della segagione una parte delle tavole potranno aprirsi alle estremità con delle spaccature a V le quali purtroppo portano ad un sensibile abbassamento della resa di segagione.

L’essiccazione è lenta e poco agevole perché difficilmente si riesce ad ottenere una distribuzione omogenea dell’  umidità nel corpo delle tavole, soprattutto se queste sono di forte spessore. Da tale difficoltà -qualora si faccia ricorso ai forni ad aria calda -conseguono spesso fenomeni di collasso e deformazioni localizzate.

La sfogliatura (praticata raramente) e la tranciatura si effettuano facilmente e portano a risultati soddisfacenti.

La eventuale tinteggiatura (applicata poco frequentemente) e la verniciatura non pongono particolari problemi: in relazione alla porosità del legno richiedono però un elevato consumo di turapori .


Proprietà

Il legno di quercia è relativamente pesante (massa volumica secca 670 kg/m3) e duro (durezza di Brinell di 34 N/mm2). Particolari provenienze, come quella di Slavonia, quella francese, quella polacca o del Weinviertel, sono spesso associate a caratteristiche particolari. Il legno di quercia si sega, pialla, fora e fresa facilmente. È bene fare attenzione affinché vi sia una efficace aspirazione, poiché la polvere di questo legno provoca in alcune persone reazioni allergiche. L’essiccazione richiede molto tempo ed esperienza. Problemi ad essa legati sono il formarsi di crepe, di deformazioni fino al collasso cellulare e di colorazioni marrone scuro. A causa del contenuto di acidi tannici possono formarsi delle macchie da blu scuro a nere se il legno umido viene a contatto con i metalli. In relazione al contenuto di acidi tannici, gli abituali processi di trattamento delle superfici non presentano difficoltà; per la verniciatura devono essere impiegati prodotti per il riempimento dei pori. Il durame è durevole contro i funghi (classe di resistenza 2), tra gli organismi dannosi vi sono i coleotteri lictidi, che non di rado lasciano le proprie tracce all’interno dei parquet. Il trattamento con mezzi di protezione è difficile, L’impregnabilità è praticamente impossibile a causa dell’occlusione dei vasi causata dalle tille.

 

 

 

IMPIEGHI PRINCIPALI: il legname di Rovere è altamente pregiato sin dall’antichità per: costruzioni navali, marittime, idrauliche e stradali, per strutture portanti ed opere varie di carpenteria e di falegnameria.

Un impiego, di discreto interesse economico, è quello della decorazione mediante impiallacciature tranciate .

Nota. La consistente richiesta di legname di Rovere per i vari impieghi menzionati più sopra non può essere coperta dalle disponibilità italiane ed è pertanto necessario ricorrere a massicce importazioni: si tratta però non soltanto di un problema di quantità ma anche di qualità giacche il materiale proveniente dalla Francia, dalla Jugoslavia e dalla Polonia è giudicato assai migliore del nostro sia come lavorabilità che come aspetto. Untale fatto incontestabile dipende essenzialmente dall’ essere i querceti di tali paesi costituiti da Farnia e non dalla Rovere (sensu stricto) la quale invece -assieme alla Roverella -predomina in Italia.